
L a sera di venerdì 30 gennaio, nella chiesa parrocchiale di San Siro di Nervi, la comunità diocesana si è riunita per celebrare la 48ª Giornata della Vita, alla presenza del nostro Arcivescovo Mons. Marco Tasca, accompagnato dal suo segretario Don Davide Sormirio; del Parroco di San Siro, Don Valentino Porcile; del coordinatore dell’Ufficio Famiglia e Vita, Mons. Pierluigi Pedemonte; del Vicario Giudiziale, Mons. Mario Novara; del nuovo Vicario Territoriale di Quarto, Quinto, Nervi e Parroco di San Giovanni Battista, dei Santi Angeli Custodi e di San Gerolamo di Quarto, Don Stefano Bisio; del Parroco di Sant’Ilario e di N.S. della Mercede e S. Erasmo di Capolungo, Don Giuseppe Parisi; di Padre Giovanni Benetti e di Padre Giampiero Conti della S.M.A. La Veglia, preparata dal “vecchio” Consiglio Pastorale Vicariale e da alcuni parrocchiani, si è svolta in adorazione del Santissimo Sacramento, in un clima di silenzio, canti e preghiera, in riconoscenza per il dono della vita.
Il primo momento di meditazione è stato ispirato dalle parole di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite… Prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani, li benediceva”.
Questo gesto di Gesù, così dolce e forte insieme, ha ricordato che nel cuore di Dio i piccoli hanno sempre il primo posto.
I discepoli non lo avevano capito, così come spesso anche noi non comprendiamo quanto il Signore ami ciò che è semplice, fragile, bisognoso di cura. Il secondo momento è stato guidato dalle parole del Vangelo di Matteo: “I loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio”.
Questo versetto ha voluto aprire gli occhi dei presenti sul dolore di tanti bambini nel mondo, che vivono sofferenze causate dagli adulti.
Il Messaggio della 48a Giornata della Vita ricorda con dolore i bambini colpiti dalle guerre; quelli che perdono genitori, casa e scuola; i bambini costretti a lavorare o addirittura a combattere; quelli sfruttati, violati, rapiti; i bambini che non possono nascere perché ritenuti imperfetti; quelli usati come arma nelle separazioni familiari; i piccoli spinti a lunghi viaggi di fuga e solitudine; i bambini abbandonati o lasciati senza protezione.
Da qui nasce l’invito forte del Vangelo: non disprezzare mai un piccolo, non ignorarlo, non metterlo da parte. Nel terzo momento è stata ripresa l’affermazione di Gesù: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Gesù ricorda che ogni gesto di cura verso un piccolo è un gesto fatto a Lui stesso: i bambini devono essere i primi a essere protetti, sostenuti e amati, insieme alle loro famiglie.
Tanti cristiani vivono già questo impegno: chi accoglie le maternità difficili, chi protegge i piccoli dalla violenza, chi sostiene le famiglie numerose, chi aiuta nella scuola, nell’educazione e nell’ascolto, chi vigila affinché nessun bambino sia sfruttato o lasciato solo.
Sono gesti concreti che rendono più umana la società e più evangelica la Chiesa.
Dopo questi momenti di meditazione e preghiera, è stata proposta la testimonianza commovente di Marisa Costa Giuliotti, mamma affidataria del progetto NEAR, nato a favore dei neonati a rischio.
Marisa ha raccontato come, insieme al marito, dal 2010 abbia accolto bambini piccolissimi, spesso arrivati dall’ospedale dopo pochi giorni di vita.
Il loro compito consisteva nel tenerli con sé per alcuni mesi, fino a quando il giudice decidesse il loro futuro. Marisa ha spiegato come l’affido non sia un “portare via”, ma un accompagnamento pieno di delicatezza: il passaggio alla nuova famiglia avviene sempre lentamente, con tante giornate vissute insieme, perché il bambino possa sentirsi amato e sicuro.
Marisa ha raccontato della grande solidarietà ricevuta: vicini, amici, parenti che portavano lettini, vestitini, seggiolini, aiuti nelle visite mediche e nei momenti difficili; il pediatra sempre disponibile; le amiche che la accompagnavano e la sostenevano.
Marisa ha ricordato i pianti del distacco, ma anche la grande pace che veniva dalla preghiera; ha rammentato anche di momenti difficili, come il caso di un bambino la cui madre naturale era scappata dalla comunità: dopo quell’episodio avevano pensato di smettere.
Ma proprio durante una Santa Messa, il telefono squillò per annunciare l’arrivo di un nuovo bambino, e così la famiglia riprese il suo cammino di accoglienza.
Al termine, l’Arcivescovo ha presentato una riflessione semplice e ponderata sul versetto del Vangelo di Matteo: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli”. Il Presule ha spiegato che i “piccoli” del Vangelo non sono solo i bambini, ma anche tutti coloro che nella vita sono deboli, fragili, smarriti.
Spesso la società li considera un peso, un rallentamento. Quando non si possono eliminare, li si disprezza con l’indifferenza, che è una forma nascosta di violenza.
Il disprezzo, ha detto Mons. Tasca, è grave perché nega la nostra stessa fragilità: tutti viviamo momenti di debolezza e chi non lo riconosce rischia di diventare duro e aggressivo.
Ha ricordato le parole del profeta Isaia: “Sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima perché ti amo” e ha invitato tutti a stimarsi a vicenda, perché ogni persona è amata da Dio ed è custodita dal suo Angelo.
Che questa Veglia possa essere, per l’intera comunità diocesana, un invito a mettere davvero “prima i bambini”, a custodire ciò che è piccolo e fragile, a donare cuore e tempo a chi ha più bisogno.
E se Dio lo vorrà, questa preghiera condivisa potrà diventare un seme di bene che crescerà nelle nostre famiglie e nella nostra diocesi, perché accogliere, ascoltare e proteggere un bambino significa accogliere, ascoltare e proteggere il Signore stesso.
Fabio Ballestrino